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venerdì 8 giugno 2012

Farfalle blu

Ricominciare da capo, dopo l'ennesimo insormontabile ostacolo che sorto beffardo ha azzerato ogni entusiasmo e prospettiva.
Eppure si fa proprio così: ci si crede, con ogni fibra. Ogni volta.
Forse siamo dei pazzi, presentarsi così da proprietari terrieri ed amministratori locali armati di comune umanissimo entusiasmo e qualche studio serio sugli insediamenti non impattanti, bioclimatici, permaculturali... cartelline pretenziose un po' scortecciate e vecchi laptop dalle batterie esauste con presentazioni interminabili.
Questa bibliografia poi. 50 Titoli. La incollo speranzoso in calce ad ogni documento di presentazione. Ma qualcuno la leggerà mai?
"Un lungo lavoro di progettazione partecipata". Chissà se per il tecnico di fiducia del sindaco questa frase significa qualcosa.
Mentre sfoglia con tutta la dedizione di cui è capace il nostro paper, circondato e protetto da un opprimente esercito di faldoni dai titoli cubitali in burocratese, non posso non chiedermi se davvero "progettazione partecipata" significa qualcosa per lui.
Transizione, ecovillaggio, bioclimatica, manifesto del progetto, ecoabitanti, cohousing, decrescita, autosufficienza idrica... 
Forse queste parole non significano nulla per la gente comune.
Forse dovremmo scrivere, invece che queste presentazioni, un glossario ad uso degli amministratori locali e dei funzionari di banca! 
Ma in fondo non importa, tanto quell'area non ha piano regolatore e quindi non potremmo tirar su neppure un pollaio.
Pazienza.
Ci fermiamo a smaltire la delusione in una trattoria plurisecolare. Che meraviglia, un luogo di ristorazione incontaminato dalle ficcanti recensioni di gastronomi intelligenti. La tendina scacciamosche di plastica stinta che divide la saletta dalla cucina è una garanzia.
Aspetto deliziato la mia ribollita e tremo all'idea che il nostro evo cieco fagociti anche questo sobrio e delicato esercizio.
Non riusciamo a contenerci, riversiamo un profluvio spontaneo di complimenti sulla cuoca anziana. Lei tutt'altro che timida rivendica riconoscimenti per il proprio magistero. Battagliera. Che vita. 
Il figlio, cameriere, ridacchia placido e candido come ridono quelli che son cresciuti storditi dal benessere, dalla pienezza.
Azzardiamo a palesarci: siamo cittadini in cerca di un vecchio borgo di campagna da ripopolare.
La vecchia ci trapassa con lo sguardo, temiamo il peggio.
Poi annuisce e traccia con l'indice artritico, seguito in malomodo dalla BIC esiziale del figlio, una mappa improbabile su un foglio di carta a quadretti... lo stesso blocchetto sul quale di solito scribacchia il conto.
Un posto nuovo!
Subito si sogna. Un monastero abbandonato, noto a tutti i vecchi della zona per la prodigiosa produttività dei suoi orti.
Ma sono quasi 100 km da Firenze! 
Non importa. C'è il mare vicino!
Andiamo subito a vederlo, facciamo qualche fotografia intanto.
Durante il tragitto in macchina i "se" attraversano la mente come frecce avvelenate scoccate da chissà chi.
E se non c'è l'acqua?
Se non ci sono alberi?
Se non ci fanno restaurare secondo i nostri canoni?
Se non andiamo a genio al sindaco?
Se non ce la facciamo coi soldi?
Se il terreno è inquinato?
Se la valle è troppo buia?
Se è troppo vicino agli impianti geotermici?
Poi ecco la strada sterrata con i cipressi rimasti in piedi. Pochi ma maestosi.
Parcheggio la Panda in un mare d'achillea. Farfalle blu ovunque.
Si ricomincia.







  

lunedì 4 giugno 2012

Reboot!

Sono solidale con coloro che vorrebbero ridurre al minimo, piuttosto che quelli che vorrebbero massimizzare intrecci economici tra le nazioni. Idee, conoscenza, scienza, l'ospitalità, i viaggi - queste sono cose che per loro natura dovrebbero essere internazionali. Ma le merci siano fatte in casa, ovunque sia ragionevole e conveniente possibile, e soprattutto, che la finanza sia essenzialmente nazionale.


John Maynard Keynes, Sull'autosufficienza nazionale 1933






REBOOT!

giovedì 31 maggio 2012

Tutte balle!

Guarda che meraviglia!
Rubato dal blog della Associazione Permacultura  Zebrafarm.






Sono mesi che mi ripropongo di reperire informazioni in merito agli edifici di paglia.
Il DM 14/01/2008 "Norme Tecniche sulle costruzioni" descrive e prescrive le caratteristiche le modalità di impiego e di progettazione per ogni materiale.
La paglia non è tra i materiali previsti.
Suppongo quindi che il materiale strutturale dichiarato sia il legno.

Sto leggendo in questi giorni anche il bellissimo Diario di Cantiere del progetto EVA - Pescomaggiore.

Irresistibili le prodi intonacatrici.


domenica 27 maggio 2012

Terrafutura. Che palla!

Riparto per terrafutura.
Lo confesso: in auto. Vado in auto perché devo portare dei pannelli e in treno non ce la faccio. 
Terra futura è devastante dal punto di vista fisico. Una prova iniziatica.
Ieri ho camminato per quasi 4 ore come un forsennato. Volevo salutare decine di persone. Ad ogni stand venivo placcato da venditori di ecobioparafernalia d'ogni sorta: panacee, olii, materassi, antenne, palle da lavatrice.
A proposito, ho acquistato la palla per far il bucato senza detersivo. Quella pubblicizzata da Grillo. Funziona. Incredibile ma funziona. Ho fatto una lavatrice a 60° con la palla e la roba è venuta pulita. La prima impressione che si ha togliendo la biancheria dal cestello è che sia "non bianca". Poi fai mente locale e capisci che è pulita ma non "sbiancata", cioè imbiancata chimicamente. 
Manca anche il profumo perché in definitiva l'hai lavata solo con l'ossigeno. Per istinto mentre porti il cesto fuori per stendere avvicini la faccia per goderti il profumo dei panni puliti ma non senti niente. Forse si potrebbe aggiungere qualche goccia di olio di lavanda... non so però se danneggia il dispositivo. 
Non credo.
Mi moglie mi ha diffidato dallo spendere ancora.
Magari placherò la mia compulsione all'acquisto ecobiosolidale con un bel trattamento shiatzu (a scrocco).


venerdì 25 maggio 2012

No alle Archistar

Bellissimo.
Una delle tante scoperte che ho fatto stamattina a Terra Futura.
E' un libro del 2009, non esattamente una novità quindi.
Entusiasmante fin dalle prime pagine, dà voce ad un sentire diffuso e troppo spesso celato.






Non c'è più Comune, Provincia, Regione o Università che non voglia immolarsi a un grande architetto, pagandone le salatissime parcelle e tarpando le ali ai giovani, grazie a pseudo-concorsi blindati da barriere impossibili da superare per un talento geniale ma alle prime armi. Vi è una sorta di piaggeria del potere nei confronti delle archistar che davvero sgomenta: possono lanciare le loro uova marce su un Tintoretto, lasciare il loro segno imperituro avulso dal contesto quale monumento al loro narcisismo, senza che nessuno esclami che il re è nudo. Scritti di Nikos A. Salingaros con contributi di Natalia Albensi, Michel Bauwens, Peter Glidewell, Leon Krier, Kenneth Masden, Michael Mehaffy, Giorgio Muratore, Pietro Pagliardini, Giancarlo Puppo & Giorgio Santilli.

No alle Archistar 

mercoledì 23 maggio 2012

Transition Towns e Decrescita Felice

da Città in transizione - TERRANAUTA

Che differenza c’è tra la Transizione ispirata da Rob Hopkins e la Decrescita Felice di Maurizio Pallante? Più che ricercare le divergenze, è importante enfatizzare i punti in comune tra queste due realtà, unite da un’alleanza filosofica e strategica, che condividono una certa visione del presente e soprattutto la medesima idea di un futuro più sobrio, etico ed incentrato sui veri bisogni degli uomini. Avete il problema di scegliere tra l’una e l’altra? Sappiate che non avete affatto un problema
di Cristiano Bottone

La prima volta che in Italia si è parlato delle Transition Italia (Transition Towns) è stato nel corso di un meeting organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice. Questo può già dare un indizio rispetto a una fisiologica attrazione reciproca che le due realtà hanno cominciato fin da subito a esercitare l’una sull’altra.

È un fatto naturale visto che i punti comuni sono tantissimi, dalla condivisione di una certa visione del mondo attuale, all’idea che in un futuro più sobrio, etico e incentrato sui veri bisogni degli uomini si possa trovare anche quella felicità, quell’armonia d’insieme, quell’equità, quel senso di reale progresso della specie umana a cui tutti dovremmo aspirare.

MDF ha condotto fino a oggi una straordinaria opera culturale indicando a un numero sempre crescente di persone la possibile via alternativa all’ormai agonizzante sistema della crescita infinita. Sarà forse solo tra molti anni che ci renderemo conto di come il diffondersi di questa nuova visone abbia fatto germogliare il potenziale di cambiamento smarrito all’interno delle nostre società.

Io stesso ho cominciato il mio personale percorso proprio appassionandomi alla tematica della Decrescita Felice, a questa idea, in fondo semplice, che rimetteva in discussione le fondamenta dei nostri stili di vita. Quello che l’esperienza delle Città di Transizione aggiunge al lavoro già compiuto fin qui da MDF è soprattutto una potente piattaforma operativa. Se MDF ha reso evidenti le ragioni che dovrebbero spingerci al cambiamento e l’auspicabilità del cambiamento stesso, il contributo della Transizione spero sarà quello di fornire formidabili strumenti per realizzarlo nella pratica.

Molte delle persone che incontro mi chiedono di spiegare bene che differenza c’è tra la Transizione ispirata da Rob Hopkins e la Decrescita Felice di Maurizio Pallante e mi è già capitato di scrivere che se avete il problema di scegliere tra l’una e l’altra allora non avete affatto un problema. Più che cercare di evidenziare delle differenze, mi sembra interessante enfatizzare l’affinità e la complementarietà delle due realtà e cercare sempre più spesso occasioni di sinergia e di attività comune.

La Transizione è per sua natura un processo inclusivo e sviluppare relazioni con tutte le realtà già esistenti è una parte fondamentale del processo stesso. È proprio con questo obiettivo che nello scorso mese di settembre io e Ellen Berman (presidente di Transition Italia) abbiamo incontrato a Bologna Maurizio Pallante per una chiacchierata informale sul possibile sviluppo di collaborazioni tra il movimento di Transizione in Italia e MDF.

L’esito di questa breve e piacevole chiacchierata è la reciproca disponibilità a collaborare in tutte le forme possibili. Oggi esiste quindi un’alleanza filosofica e strategica tra i due movimenti e l’interesse reciproco a far sì che questa abbia conseguenze pratiche nel più breve tempo possibile.

Ecco perché vorremmo lanciare un invito congiunto a tutti i circoli della Decrescita perché programmino attività finalizzate alla conoscenza dei processi utilizzati dal movimento di Transizione. Si può cominciare dalla semplice lettura del Manuale Pratico della Transizione di Rob Hopkins, ora disponibile in italiano presso Arianna Editrice, o prendendo contatti con Transition Italia per l’organizzazione di incontri o attività di formazione.

Va notato che questo stava già avvenendo, in modo del tutto naturale, anche prima di questo incontro. Molti circoli MDF hanno già organizzato dei Transition Talk per i propri associati, ma l’auspicio è che d’ora in avanti si possa fare ancora di più perché la rete di tutti coloro che lavorano per il cambiamento si rafforzi e sia dotata di strumenti e metodologie appropriate.

Sono davvero felice di questi nuovi sviluppi e certo che più lo scambio di esperienze e la contaminazione si infittisce, più efficaci saranno gli effetti sulla realtà. Auguro una meravigliosa transizione a tutti, e che alla fine del percorso ci sia esattamente quello che abbiamo avuto il coraggio e la responsabilità di immaginare lungo il cammino.

Cristiano Bottone

Ci riconosciamo pienamente in questa lettera che consideriamo l’inizio di un percorso comune che non potrà che portare benefici ad entrambe le realtà. Invitiamo quindi tutte le realtà che si muovono nell’ottica delle Transition Town ad ispirarsi anche alla filosofia e alle pratiche della Decrescita Felice e a quei circoli che ancora non conoscessero gli strumenti e le proposte delle Transition Town ad informarsi, confrontarsi e, ove possibile, iniziare il percorso di transizione.

Maurizio Pallante